Le Asl attraverso le Regioni, hanno appena consegnato il rapporto su un triennio (dal 2009 al 2011) di controllo sull’attività di prevenzione e di accertamento delle norme sull’attuazione della sicurezza nei luoghi di lavoro. Ben 500mila aziende grandi e piccole setacciate e ispezionate e quasi 650mila ispezioni sul campo. Con un “bottino” che si riassume in due numeri: 166mila violazioni riscontrate e sanzioni pecuniarie per un importo totale di 176 milioni. Un risultato ritenuto comunque positivo, visto che si è registrato un calo del 35% degli infortuni sul lavoro e una diminuzione del 60% degli infortuni mortali, ma non ancora sufficiente. Anzi c’è ancora moltissimo da fare: dal rischio del lavoro nero, agli interventi nei settori dell’edilizia e dell’agricoltura, che si confermano i più pericolosamente esposti. Urge un nuovo e profondo sforzo istituzionale complessivo sulla sicurezza-lavoro, in particolare serve una regia nazionale e una “mappa” territoriale.

CINQUE PASSI DA COMPIERE – Il rapporto regionale riassume in cinque punti i provvedimenti da prendere. Il primo: serve una mappatura dei rischi sul territorio per la prevenzione delle malattie professionali. Il secondo: le azioni dei piani regionali non bastano, sono quasi tasselli isolati dal mosaico complessivo, per questo, vanno coordinate tutte le azioni di prevenzione tra le Regioni e lo Stato. Terzo: va superata la disomogeneità territoriale sull’applicazione dell’obiettivo del «Patto» per la salute di sicurezza nei luoghi di lavoro. Quarto: incrementare la diffusione del sistema di sorveglianza delle malattie professionali secondo l’apposito modello (cosiddetto «Malprof») che attualmente è operativo soltanto in 14 Regioni che viene utilizzato dalle asl per l’attribuzione dell’eventuale nesso di causa in funzione delle informazioni disponibili sull’anamnesi lavorativa e sulla qualità delle diagnosi. Quinto: dare fondo alla lotta contro il lavoro irregolare. Sì, perché proprio il lavoro nero – e qui entrano in gioco i settori più a rischio dell’edilizia e dell’agricoltura – rappresenta la prima sfida operativa da vincere nella sicurezza sul lavoro.

TRA ILLEGALITA’ E RISCHI – I risultati positivi elencati dal rapporto non mancano. Oltre ai già citati aumento delle ispezioni e calo degli infortuni, si registra un superamento ormai dal 2009 della soglia del controllo di almeno il 5% delle unità locali con dipendenti o equiparati. Le verifiche superano stabilmente il 6,6% delle unità lavorative censite.
Ma qualche dato positivo non può certo far dimenticare la vastità e la gravità dei problemi ancora da affrontare sul fronte della sicurezza sui luoghi di lavoro, non può non ammettere il rapporto regionale. Nel mirino dev’esserci in maniera permanente il controllo dell’illegalità e del lavoro. In merito al quale si mette in guardia anche sul versante del corretto andamento dell’economia: il lavoro nero, si afferma infatti, «introduce un elemento di concorrenza sleale nei confronti delle aziende vituose». Ma per affrontarlo serve anche la semplificazione delle norme, senza ridurre i livelli di tutela, per adeguarle pure alle necessità delle piccole e piccolissime imprese, la parte preponderante del sistema produttivo e oggi particolarmente aggredite dallo tsunami della crisi.

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